L'arte del ferro battuto di Guardiagrele

Sede del "Centro d'eccellenza per l'artigianato d'Abruzzo", Guardiagrele offre al visitatore tutta la bellezza del "fatto a mano": ferro battuto, ceramica, legno tornito, rame lavorato, tombolo, coperte e costumi abruzzesi, pietra lavorata e naturalmente arte orafa e gioielli. Nonostante il ferro e il rame non siano metalli preziosi, la mano dell’uomo dà valore aggiunto al materiale grazie ai processi di battitura e piegatura che permettono di realizzare decorazioni di ogni tipo e ottenere, dunque, delle vere e proprie opere d’arte.

La storia di Guardiagrele è profondamente legata alle evoluzioni nelle tecniche di lavorazione dei metalli. Tutti gli edifici storici del paese, pubblici e privati, presentano realizzazioni di ferro battuto: balaustre, balconi, cancelli, sostegni di vario tipo.
L’ingresso del paese, così come una volta, è ancora oggi contraddistinto dalle botteghe dei mastri del rame e del ferro dove il visitatore può assistere alla battitura dei metalli.
Da ricordare anche Felice Scioli, il "poeta del ferro" morto giovanissimo nel 1925, artefice tra l’altro della ringhiera con decorazioni floreali della villa De Santis di Giulianova, considerata uno dei più importanti esempi di stile liberty in Abruzzo. La lavorazione del ferro battuto a Guardiagrele produce ancora oggetti di pregio, mantenendo alto il prestigio delle vecchie botteghe.

Anche l’artigianato del rame vanta una tradizione antica, che ha un corrispettivo pittoresco nelle caotiche e vivaci esposizioni che accolgono il visitatore presso Porta San Giovanni.

Ugo Pellis, in visita a Guardiagrele nel 1930 alla ricerca di materiale per l’Atlante Linguistico Italiano, raccolse alcune voci superstiti di un gergo dei ramai esclusivamente guardiese che, oltre a testimoniare il radicamento di tale attività, dimostra la densità di apporti sociali e culturali che hanno interessato nei secoli questo territorio: Pellis rinvenne infatti anche tracce di un gergo dei mercanti di cavalli, studiato meglio più tardi da Ernesto Giammarco, che fa di Guardiagrele, con due esempi documentati, un caso unico in una regione povera di gerghi di mestiere come l’Abruzzo.

Oggi la lavorazione a mano del rame è in declino e sempre più spesso viene sostituita da procedimenti industriali, ma qualche artigiano continua a produrre tegami e caldaie, conche a cinta e conche diritte, bracieri, fioriere e vasi dalle forme più disparate, con le tecniche e gli attrezzi della tradizione.

Il motivo decorativo maggiormente usato è una linea spezzata ininterrotta, costituita da segmenti alternativamente perpendicolari e paralleli, chiamata greca romana che, al pari di fiori, uccelli, disegni a spirale o a nastro presenti sulla superficie esterna, sui bordi o sul fondo dei recipienti, è ottenuta battendo col martello il manufatto posto su un supporto chiamato palanchino.

Parlando di artigianato guardiese non si può fare a meno di menzionare la produzione dolciaria e pasticciera, fatta di torroni, amaretti, marzapane, e soprattutto delle tipiche "sise delle monache", talvolta pudicamente ribattezzate "tre monti", caratteristiche paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo, la cui tradizione, di origine locale, è tramandata dai laboratori Lullo e Palmerio.

Per concludere, uno sguardo ad alcune caratteristiche manifestazioni popolari sopravvissute in quest’epoca di disaffezione alle forme e ai riti della tradizione.

In occasione della festa patronale di San Donato, il 7 agosto, è possibile assistere alla processione delle conche di rame portate sul capo da donne in costume tipico, mentre il 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata Concezione, si accendono all’imbrunire enormi falò, che illuminano e riscaldano la gelida sera: sono i focaracci, lontano ricordo degli ancestrali riti invernali propiziatori della rinascita primaverile.