Oreficeria

La PresentoaL’arte orafa è una delle specializzazioni che connotano in modo particolare l’artigianato abruzzese non soltanto per la prestigiosa eredità delle produzioni passate, ma anche per la sua vitalità sul mercato attuale.

I centri che meglio rappresentano la tradizione storica sono Sulmona (AQ), Guardiagrele (CH), Pescocostanzo (AQ), Scanno (AQ), Teramo e L’Aquila.

A Sulmona è attestata già dal XIII secolo la presenza di maestri orafi e argentieri che producevano per una committenza di rango, nobile ed ecclesiastica innanzi tutto, manufatti di altissimo livello: croci, ostensori, reliquari, calici finemente lavorati. Ad essa viene riconosciuto il ruolo di centro di maggior prestigio, accanto all’Aquila, dell’arte orafa abruzzese fra Medioevo e Rinascimento.

In questa tradizione, si è inserita, nel ‘400, l’autorevole figura di Nicola da Guardiagrele, considerato il più illustre fra gli orafi abruzzesi, autore di opere di elevato pregio artistico, fra le quali numerose croci processionali in argento, oro e smalto, l’ostensorio della chiesa parrocchiale di Francavilla al Mare (CH) ed il celebre paliotto del Duomo di Teramo.

Splendidi esemplari si possono ammirare nel Museo Nazionale d’Abruzzo all’Aquila, nel Museo Civico di Sulmona e nel Museo d’Arte Sacra di Guardiagrele.

È nella seconda metà del XVI secolo che emerge la produzione di oreficeria popolare di Pescocostanzo, divenendo fiorente nei secoli successivi, accanto a quella di Scanno (AQ), in contrapposizione con il graduale declino dell’oreficeria sacra sulmonese ed aquilana, dovuto in parte alla forte concorrenza napoletana.

Gli orafi di questi due paesi dell’Abruzzo montano erano noti ed apprezzati per la ricchezza decorativa e per la qualità tecnica dei loro manufatti, destinati in massima parte ai ceti borghesi e mercantili emergenti. Il loro repertorio comprendeva monili lavorati nelle diverse tecniche a stampo, a fusione, a sbalzo e in filigrana, con l’inserimento anche di pietre dure e coralli, oggetti preziosi che ornavano il costume tradizionale del luogo e costituivano il nucleo principale della dote nuziale per le ragazze delle famiglie più abbienti.

È soprattutto in queste cittadine che ancora oggi persiste una produzione che segue una linea di continuità con i modelli della tradizione stilistica locale; gli attuali artigiani realizzano lavori pregevoli, fra i quali vanno segnalati gli orecchini a navicella lavorati a traforo (“cecquajje” in dialetto pescolano o “circejje” a Scanno) e il ciondolo di forma stellare con uno o due cuori centrali (“presentose”), ma anche collane, anelli, bracciali.


Un vero capolavoro è la Presentosa, gioiello tipico dell’Abruzzo ed in particolare di Scanno (Aq) dove tuttora è realizzato. È costituito da una forma a stella composta da tanti triangolini in lastra lucida disposti a cerchi con le punte verso l’esterno. Gli spazi tra i triangoli ed il centro del cerchio e la sua circonferenza interna, sono riempiti da stilemi in filigrana. Alla parte centrale del ciondolo, vengono affidati, con opportune varianti simboliche, significati diversi. Il nome "Presentosa" nella sua storia viene interpretato come oggetto prezioso, ornamento personale, ricevuto, in genere, come "Presente", come dono da sfoggiare con presunzione. A fronte di un’analisi più approfondita del contesto socio culturale, si è portati a credere che la "presentosa"costituisse un vero e proprio mezzo di comunicazione visiva. Un cuore al centro della stella rendeva noto infatti lo stato nubile dell’indossatrice e in genere veniva regalata dalla madre o entrambi i genitori in età maritale. Il monile recante due cuori, legati da una chiave o da un nastro, era donato dai genitori di lui come "pegno" d’amore, come patto di promessa sposa. Il messaggio era "sono sentimentalmente impegnata". Il ciondolo con al centro una nave, veniva donato dal padre dello sposo o anche dallo sposo, il giorno delle nozze e stava a simboleggiare l’inizio di una navigazione in due verso una nuova vita, quella matrimoniale.

Sciaquaje invece sono dei grandi orecchini pendenti a forma di navicella o mezza luna. Il nome è un’onomatopea e richiama il tintinnio prodotto da piccoli pendagli contro le altre parti degli orecchini. Numerosi sono i quadri del Michetti che rappresentano donne ornate dai vistosi gioielli.

Craccane, pettorale con un medaglione centrale indossato sul tipico costume femminile abruzzese.

Saracolle, girocollo a maglie piatte o catenella.