Carnevale Morto - Gessopalena
È d'uso, in quasi tutti i Comuni del circondario, rappresentare nel giorno delle ceneri il funerale di Carnevale; una specie di appendice alle manifestazioni carnascialesche e nulla di più. A Gessopalena, invece, il funerale a Carnevale, chiamato " Carnevale morte ", ha un significato del tutto particolare: la manifestazione pre quaresimale viene personificata, diventa umana. L'avvenimento è atteso e sentito da tutta la popolazione, perché attraverso i discorsi dei vari personaggi ormai codificati: Medico, Sindaco, Notaio, Cardinale, Prete, Coconia ecc…, si approfitta di fare della satira bonaria su fatti e avvenimenti accaduti a personaggi più o meno in vista e caratteristici del paese.

Questa tradizione si perpetua nel tempo per merito di particolari personaggi vissuti nel passato che hanno consegnato, per così dire, il testimone alle generazioni successive. In questi passaggi successivi la manifestazione si è vieppiù trasformata ed arricchita di personaggi e di significati. L'origine di "Carnevale Morte" si perde nella notte dei tempi. Il merito di averlo riesumato e riportato in uso nel dopo guerra, va ad un gruppo stravagante dalla battuta facile. Primo fra tutti si ricorda Gigetto Melchiorre alias Gigette di Zecche, poi, tra gli altri, Antonio D'amelio altrimenti detto 'Ndonie di zi Tumasse e Livio D'Orazio detto Livio di Pallotta. La forza di questo terzetto era l'improvvisazione. Il pomeriggio del giorno delle ceneri, i tre apparivano in piazza, mascherati alla ben' e meglio: Uno da donna vistosamente incinta chiamata Coconia, moglie di Carnevale, attorniata da una nidiata di figli, l'altro da prete con una mano finta benedicente, l'altro ancora da generico di spalla. Seguiti da un pubblico ridanciano, essi facevano il giro del paese improvvisando battute, giaculatorie, lazzi, frizzi e facezie varie. Nel momento di maggiore affluenza di pubblico che si ammassava nella piazza principale, richiamato dal clamore incessante provocato da strumenti a percussione, si rappresentava l'elogio funebre a Carnevale. Il discorso commemorativo, interpretato a braccio quasi sempre da Gigetto Melchiorre, era il clou della rappresentazione. Esso conteneva le ultime volontà di Carnevale verso la tenera moglie Coconia - L'incipit era sempre: "Cara Coconia fatte capace, saccie c'addirtile mo ti dispiace…." E via ad allusioni, doppi sensi, calembour. Un catalogo prezioso e genuino di battute inventate al momento, da far invidia ad un bravo attore della commedia dell'arte. La pantomima si concludeva con la benedizione impartita dal prete, il quale brandendo un grosso pennello intriso di acqua sporca, e accompagnando il gesto aspersorio con volgari litanie, innaffiava tutto il pubblico. Codicillo: Il nome Coconia affibbiato alla moglie di Carnevale (suono onomatopeico che richiama il verso della gallinella, donna di facili costumi; Cocotte), appare per la prima volta in un testamento di carnevale proveniente da Lanciano, custodito e divulgato a Gessopalena da Peppino Tozzi.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Gessopalena