La Frentana e la Majella
Descrizione: da Fossacesia Marina si percorre la SS 524 fino a Lanciano (14 km) e poi la SS 363 fino a Gurdiagrele (22 km), quindi si devia per Pennapiedimonte (9 km) e per Fara San Martino (19 km). Da qui in 13 km si raggiunge l'impianto per la grotta del Cavallona. Si prosegue poi per Palena (5 km) e, dopo il valico della Forchetta (10 km), si raggiungono Rivisondoli (8 km), Roccaraso (3 km) e Pescocostanzo (6 km). dopo aver visitato l'eremo di S. Antonio (7 km) si giunge a Campo di Giove (19 km). L'itinerario muove da Fossacesia Marina, sulla verdeggiante costa teatina, qui tutta un'alternanza di spiagette, ora ghiaiose, ora sabbiose, con falesie a picco sul mare, dove gli antichi trabocchi dei pescatori fanno lievitare i ricordi delle vicende passate. Ricordi che ora si vestono dello splendore e della suggestione immaginifica di Gabriele D'Annunzio, ed ora si materializzano nell'edificato solenne della grande abbazia di San Giovanni in Venere, che si eleva, con strutture architettoniche più volte rinnovate in tutto il Medioevo, da un sito tra i più panoramici della costa abruzzese.

In basso, la fertile valle del Sangro,nella quale i pur imponenti e recenti impianti industriali non modificano le geometrie degli splendidi frutteti e oltre, la punta Penna e la successione delle colline vastesi, che preannunciano il vicino Molise. Lasciata la costa, si procede verso l'interno per raggiungere Lanciano, graziosa città che ha saputo rinnovare il tessuto edilizio delle sue strutture urbane originarie. Sin dall'antichità al servizio di funzioni commerciali e amministrative per una vasta area, che si configura come una delle più spiccate tra le regioni storiche d'Abruzzo, la Frentania. Il territorio si presenta, tra Lanciano e Guardiagrele(la meta successiva dell'itinerario, che si raggiunge percorrendo la SS 363), come un piano, dolcemente inclinatodal pedemonte della Maiellafino al litorale, inciso da corsi d'acqua brevi e con versanti a ripide balze, ricoperto da viti coltivate "a tendone" o da campi di tabacco.

 Guardiagrele è una cittadina che invita ad una sosta, anche prolungata, con il richiamo del fiorente artigianato, la dovizia di opere d'arte (si segnala, in particolare, S.Maria Maggiore) e il panorama, ampio ed interessante, specie verso la Maiella, la cui bastionata calcarea, incombente sulle groppe collinari, si offre alla vista ricca di boschi e incisa da canyon profondi e suggestivi. Tra di essi è emblematico - per il sacrario ai caduti abruzzesi e la tipicità delle forme paesistiche - quello che prende nome dal piccolo abitato di Bocca di Valle. Il Contatto con la Maiella prosegue, d'ora in poi, sempre più stretto ed affascinante lungo le SS263 e 84 - quest'ultima la prima arteria stradale moderna ad essere costruita nella regione, nota come la "tagliata" dek Murat - fino a suggerire di penetrare nelle viscere stesse della "montagna madre", onde cogliere, di questo rapporto affettivo, il senso ed il magico significato. E allora, se si percorre l'itinerario nella stagione estiva, si suggerisce, dopo una visita al Balzolo di Pennapiedimonte e alle sorgenti del Verde, presso Fara San Martino, una breve escursione nella valle di Taranta - che si può percorrere con un comodo impianto di risalita - fino a 1425 m di altitudine, per essere ripagati dai 1305 m di gallerie, sale, stalattiti e stalagmiti, della grotta del Cavallone, nota anche come quella della Figlia di Iorio, da quando Francesco Paolo Michetti la raffigurò negli scenari della tragedia dannunziana.
 
Se, invece, si percorre la zona in periodi con condizioni climatiche meno favorevoli, si suggerisce, in alternativa, una visita all'abitato di Palena, che ancora accoglie numerose testimonianze architettoniche del suo passato, nonostante i danni subiti nel corso dell'ultimo conflitto, o una sosta ristoratrice presso le copiose sorgenti di Capo di Fiume, che sgorgano in un sito fossilifero di grande interesse, quasi alla testata del fiume Aventino, affluente del Sangro. Ancora pochi chilometri nel senso di marcia, e si raggiunge il valico della Forchetta, che immette nell'altopiano di Pescocostanzo, la più vasta zona areica per carsismo dell'intero Abruzzo, ovvero priva di una rete idrografica superficiale, sostituita da una sotterranea, che forma alla luce , più a valle, nelle già citate sorgenti sorgenti del Verde e di Capo di Fiume.  Mutuano radicalmente, in questo tratto dell'itinerario, gli aspetti paesistici: i rilievi montuosi si elevano dai piani, livellati intorno ai 1300 m, in lunghe dorsali calcaree, ricche di boschi solo sui versanti esposti a nord e a nord-est, che ora si accavallano e ora divergono fino a costituire una saldatura tra la Maiella e le montagne del Morrone ed una sorta di gradinata tra la conca di Sulmona e gli "Altipiani Maggiori", dei quali il più noto è, forse, il piano del Cinquemiglia.
 
Tutta la zona gode di larga notorietà per il sistema ricettivo più ricco, vario e funzionale dell'Appennino centrale che si articola nei centri di Rivisondoli, Roccaraso e Pescocostanzo. Si tratta di un vera e propria conurbazione turistica, che concilia, nel suo tessuto, le tipologie abitative più moderne con i gioielli superstiti del suo passato, in particolare nel ben conservato centro storico di Pescocostanzo, che merita una visita attenta e particolareggiata, prima di proseguire alla volta di Campo di Giove. Qui si conclude l'itinerario, seguendo la strada provinciale per Cansano, che riserverà all'escursionista il piacere di una sosta nell'eremo di S.Antonio e che invoglierà certamente ad una passeggiata nello splendido bosco omonimo, ricco di faggi.